|
La sua storia è di difficile lettura per la
scarsità delle fonti, si confonde infatti
con quella della antica Capua, corrispondente
all'attuale Santa Maria Capua Vetere, essendo
stato casale di quest'ultima per lunghissimi secoli.
Di qui la storia di una popolazione etrusca prima,
osco-sannita poi, romana infine, esposta per fatal
disposizione (di origini, di sito, di nome, appunto)
ad una intensissima comunità di destino,
di drammi, di onori con le opulenze della contigua
Capua. Storia, spessissimo, di saccheggi, di distruzioni,
scempi, in buona parte riconducibile a quella
sua topografia, in prossimità della Regina
Viarum (via Appia) e lambita dalla via Atellana.
Anche per questo, il prof. Pasquale Capuano insiste
sulla radice etimologica del verbo macero, da
cui deriverebbe il nome Macerata, nel significato
non tanto riferibile alla coltivazione della canapa
(la denominazione Macerata è stata da noi
reperita in epoca molto anteriore all'epoca di
S. Stefano Minicillo, epoca in cui non vi era
alcuna coltivazione di canapa), quanto al sofferto
senso di rovina, di demolizione a quel verbo conferito
da Orazio, Cicerone, Livio, Varrone.
Sin dal secolo XI si attesta la presenza di Macerata
nella Terra dei Lanei (Terra
dei Lagni), uno dei distretti che componeva
il territorio di Capua. Secondo varie fonti si
può ritenere che il nucleo cittadino sia
sorto due secoli prima, non prima dell'anno 841,
anno in cui Capua romana fu distrutta dai Saraceni.
Denominata dal 1862 Macerata di Marcianise, si
chiamerà Macerata Campania dal 1946 a seguito
della soppressione del comune di Casalba, il quale
ha avuto una vita al quanto breve (dal 1 gennaio
1929 al 30 giugno 1946) e comprendeva l'odierna
Macerata Campania e l'odierna Portico di Caserta.
Di
sicuro fascino è la chiesa dedicata a San
Martino Vescovo. In mancanza di documenti certi
si deve ritenere che la chiesa possa essere sorta
prima dell'anno 688, anno del rinvenimento del
corpo di S. Rufo, in loco Macerata Campania, secondo
come afferma lo storico G. Iannelli, comunque
prima del 935, anno di nascita del santo maceratese
Stefano Minicillo, che proprio nella chiesa del
suo villaggio apprese le prime nozioni della fede
che l'avrebbe portato agli onori. Tra le figure
d’abati che hanno retto la chiesa di San
Martino Vescovo, nel corso dei secoli, un posto
di rilievo spetta al capuano Francesco d'Isa,
parroco di Macerata Campania per alcuni decenni
durante il XVII secolo, il quale la restaurò
dalle fondamenta nel 1608. Nel corso degli anni
la chiesa ha subito continui cambiamenti, fino
ad arrivare a quella di oggi. Il sito ufficiale
dedicato alla Parrocchia di San Martino Vescovo
è raggiungibile a questo indirizzo: http://www.sanmartinovescovo.it
La
festa più importante e amata dai maceratesi
è quella dedicata a Sant'Antuono, meglio noto come Sant'Antonio Abate,
che ricorre ogni anno il 17 gennaio. Nei giorni
che precedono e susseguono questa data si organizza
la sfilata delle "battuglie di pastellesse",
le cui origini si perdono nel tempo. Gruppi di
uomini su carri addobbati suonano a percussione
strumenti agricoli, creando dei ritmi travolgenti,
dai significati lontani e profondi, che trasmettono
la forza delle radici contadine, della vita nei
suoi significati più forti. L'amore, il
sesso, il rapporto con la terra - con le sue paure
da esorcizzare - sono ritmati a colpi di botti,
falci e tini.
|