Caturano
e Casalba sono le frazione storiche di Macerata
Campania. Caturano conta oltre 2200 abitanti,
mentre Casalba circa 1000 presenti. Stabilire
quando sono sorte le due frazioni è un
impresa di non facile soluzione. La loro storia
si confonde con quella di Capua della quale in
antichità sono stati dei casali.
Punto
di riferimento dell’unità di Caturano
è sicuramente la fede nel santo protettore
San Marcello Martire, il cui martirio, secondo
una accreditata tradizione oramai entrata nella
convinzione popolare, pare fosse avvenuto proprio
alle porte di Caturano, verso Musicile. Inscindibile
con la storia della Comunità è la
chiesa del XII e XVIII sec. dedicata a San Marcello Martire, nella
quale si può ammirare la bella statua barocca
del Santo Protettore, orgoglio dei caturanesi.
La
festa di Casalba in onore della Madonna delle
Grazie, indica qualcosa di proprio, di intimo,
così come il ricordato Sant’Antonio
Abate di Macerata Campania.
Autorevoli
testimonianze sul passato di Caturano, sono le
antiche pergamene di Capua le quali rivelano,
secondo il Granata che “il Casale di
Catorano" è molto antico ed esisteva
nella Terra dei Lanei (Terra dei Lagni),
una delle province più antiche del Regno
di Napoli, nell’anno 1272, come informano
gli strumenti del Monastero di San Giovanni di
Capua. Un’altra pergamena di Capua risalente
al marzo del 1237 riporta la vendita di un pezzo
di terra nel luogo Caturano, vendita effettuata
da Roberto da Venafro e Giovanna Carro, coniugi
capuani, a favore di tale Adenolfo, tanto per
loro che per il famoso Pietro delle Vigne, ricordato
da Dante Alighieri nella sua grande opera, “La
Divina Commedia” ( vedi Inferno, cap.
XIII, 32 e ss.). Una gradita sorpresa per la storia
di Caturano.
Antiche
testimonianze di Casalba si ritrovono negli scritti
di Tito Livio (Annales Lib. XXXII, 9; XL, 45)
il quale menziona un tempio nel luogo di Aedes
Alba (Casa Alba), l’attuale Casalba,
dedicato a qualche sconosciuta divinità;
sicché, tornando alle pagine de "La
Via Appia riconosciuta e descritta"
di Francesco Maria Petrilli, può ben dirsi
"che il villaggio di Casalba fosse così
detto non già perchè riguardasse
la porta, o foro albano, ma perchè eravi
qualche villa fuori imbiancata, o per altra a
noi occulta ragione…". Ancora,
il Corcia (Storia delle Due Sicilie, Tomo II,
Napoli 1845, pag. 75) parla di testimonianze archeologiche,
come avanzi di colonne ed altri reperti di fabbrica
di struttura antichissima, presenti un secolo
fa nel villaggio di Casalba.
Come
è noto Caturano e Casalba hanno avuto una
loro amministrazione autonoma fino al 1809. Da
allora le due comunità, assieme a Macerata,
hanno formato un solo comune. Tutti sanno che
Caturano e Casalba, ancora oggi, hanno una cultura
propria, che varia finanche in alcune parole dialettali,
ad esempio la “bardascia”
di Macerata Campania e la “vagnastra”
di Caturano stanno ad indicare la ragazza. Le
tre Comunità, pur vivendo quasi gomito
a gomito, conservano una propria identità.
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